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Allergia al veleno dell’ape: le difese dell’insetto contro quelle dell’uomo

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La primavera sta tornando. Si sente già un po’ nell’aria. Presto gemme e fiori spunteranno ovunque e un carico di colori e profumi riempirà le nostre giornate. Insieme ai fiori arriveranno, però, anche gli insetti impollinatori. E se la cosa, da un lato, contribuirà a farci assaporare le delizie di questa stagione ricca di umori e sensazioni grazie al miele elaborato dalle api, proprio le api e gli altri colleghi imenotteri potrebbero decidere di farci assaggiare anche il lato meno piacevole della loro presenza: le punture.

Il problema è noto da millenni. Antiche iscrizioni rupestri testimoniano che le conseguenze spiacevoli delle punture degli imenotteri aculeati erano conosciute dagli uomini dell’età della pietra. Per la maggior parte di noi si tratta comunque di fastidi contenuti, per fortuna. Dolore, rossore e formicolio nella zona colpita per qualche ora e un ponfo nel punto di inoculo che persiste per un paio di giorni. Per alcuni le punture di questi insetti si rivelano invece fonte di parecchi guai e perfino di morte, se non si interviene con tempestività. Ogni anno in questo periodo vengono riportati casi di decessi a seguito di punture di api o vespe che spesso balzano agli onori della cronaca. In effetti, i casi ad esito fatale sono rari e quando si verificano è sempre perché si è aggiunta una fatalità che ha impedito il soccorso della persona colpita. In genere si tratta di persone che vengono punte da più insetti contemporaneamente o di individui allergici a cui anche una sola puntura può bastare per precipitare in uno stato di shock anafilattico che lascia ben poco spazio all’intervento.

La difesa dell’ape è nella chimica del suo veleno

Il veleno che questi insetti iniettano al momento della puntura è in grado infatti di attivare sempre risposte di difesa nell’organismo che ne rimane vittima. Ma anche una grave reazione allergica, ovvero una risposta di difesa del sistema immunitario esagerata e deleteria per l’organismo stesso. Merito (o colpa, a seconda che la si guardi dalla parte dell’aggressore o della vittima), della particolare composizione chimica del veleno iniettato.

In Europa gli imenotteri importanti da un punto di vista allergologico appartengono al sottordine Apocriti, sezione Aculeati e sono rappresentati dalle famiglie degli Apidi e dei Vespidi. Il veleno dell’ape (Apis mellifera), in particolare, è formato da una complessa miscela di sostanze dotate di effetti tossici e di capacità allergizzanti. Le componenti tossiche sono rappresentate prevalentemente da amine vasoattive e da peptidi (come la melittina e l’apamina) che agiscono aumentando la permeabilità vascolare mediante rilascio di istamina in tutti i soggetti colpiti. Le proprietà allergeniche del veleno sono dovute invece alle componenti enzimatiche del veleno (fosfolipasi A2, ialuronidasi e fosfatasi acida) che assieme alla melittina creano problemi ai soli soggetti ipersensibili.

Tante reazioni a uno stesso veleno

Per quanto riguarda le vittime bisogna distinguere dunque reazioni “normali” alla puntura di un’ape sia dalle reazioni allergiche che si manifestano con quadri clinici che variano dalla reazione locale estesa sino all’anafilassi (si veda la classificazione di Mueller nella tabella qui sotto), sia dalle reazioni di tipo tossico causate da una dose massiva di veleno a seguito di punture multiple (almeno 50). Queste ultime possono essere anche gravissime con emolisi, lisi del tessuto muscolare, necrosi cerebrale, coagulazione intravascolare disseminata, shock ipovolemico da sequestrazione di fluidi se il numero delle punture è rilevante. Si tenga presente che la dose letale per un adulto è di alcune centinaia di punture (100-500), ma anche meno se le condizioni di salute sono già compromesse da altri problemi.

Tabella 1 – Tipologia delle reazioni allergiche secondo Mueller.

Classificazione-di-Mueller-delle-reazioni-allergiche_Tabella

Qui sotto invece un’illustrazione della complessa reazione sistemica che porta allo shock anafilattico.

Manifestazione sistemiche dell'anifilassi (Immagine: Enciclopedia britannica)

Manifestazione sistemiche dell’anifilassi (Immagine: Enciclopedia britannica)

Come si cura

Le reazioni localizzate non richiedono cure particolari se non l’applicazione di impacchi freddi associati in qualche caso ad antistaminici o cortisonici per via topica od orale.

Le reazioni sistemiche richiedono invece un trattamento d’urgenza con antiistaminici e cortisonici (per via orale o intramuscolari a seconda della gravità) per le reazioni di I e II grado della scala di Mueller, o con gli stessi farmaci per via parenterale associati all’adrenalina nelle reazioni più gravi a rischio vita.
Per i pazienti che hanno avuto una reazione sistemica dopo una puntura d’insetto, l’adrenalina deve essere considerata un farmaco salva-vita, e pertanto deve essere portata sempre con sé. Oggi esistono prodotti monodose pronti all’uso che i pazienti a rischio possono usare immediatamente da sé in caso di bisogno. Tuttavia, nelle persone anziane o con problemi cerebrovascolari o cardiovascolari preesistenti già noti sarebbe meglio attendere il parere del medico circa il rapporto rischio/beneficio dell’impiego di adrenalina.

Come si previene

Va da sé che per evitare i piccoli e i grandi rischi delle punture degli insetti bisogna stare alla larga dai loro aculei o quanto meno conoscerne le basi del comportamento quel tanto che basta per non farsi scambiare per aggressori. Poiché questo non è sempre possibile, non resta che rassegnarsi alla possibilità di essere punti quando si frequentano luoghi con piante fiorite in primavera/estate, augurandosi di non dover essere punti e scoprire di essere allergici.
Chi invece sa per certo di essere allergico, può provare a difendersi dalle gravi conseguenze di una nuova puntura oltreché portandosi sempre dietro l’adrenalina anche con l’immunoterapia specifica (ITS). In pratica si tratta di una terapia desensibilizzante che ha un elevato successo terapeutico di copertura nei confronti di successive punture (intorno al 75-90% nel caso di reazione sistemica al veleno di ape e sino al 98% per quelle di vespidi). Si può praticare con diversi protocolli, ma solo il medico può stabilire se esiste o meno l’indicazione per questa soluzione sulla base di uno scrupoloso bilancio costo/beneficio che tenga conto dei test diagnostici, della storia clinica, del rischio di esposizione, delle complicanze del paziente e della sua psiche.

In genere l’ITS viene raccomandata in pazienti con anamnesi di reazione sistemica che coinvolga l’apparato cardiovascolare e/o respiratorio, con test diagnostici positivi e in soggetti con elevato rischio di esposizione (allevatori di api e familiari, agricoltori, giardinieri, ecc.). Viene sconsigliata invece in tutti i casi in cui si sconsiglia qualunque altra forma di immunoterapia, ossia neoplasie, malattie autoimmuni ed altre gravi malattie sistemiche. Per quanto riguarda i bambini l’immunoterapia dovrebbe essere intrapresa solo in presenza di reazioni sistemiche gravi. In ogni caso il periodo di trattamento minimo non può essere inferiore ai 3-5 anni, indipendentemente dalle modificazioni sierologiche e dei test cutanei.

 

Questo post partecipa al Carnevale della chimica, giunto alla 26° edizione e ospitato da Teresa Celestino nel suo blog Pensieri in provetta. Il tema, come avrete intuito, è la “chimica della difesa“. Arte e salute riprende così una piacevole abitudine che si lasciava sfuggire da troppo tempo.

Una risposta a Allergia al veleno dell’ape: le difese dell’insetto contro quelle dell’uomo

  • cinzia scrive:

    sono positiva alla puntura delle api, di cui mi dedico amatorialmente, e agli esami del sangue 3.95.Con il vaccino riucirò a dedicarmi a questa attività?

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