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Guido Sacerdoti: ‘La pittura come vita’ in mostra a Napoli

Guido Sacerdoti, Ritratto di Marcella

Guido Sacerdoti, Ritratto di Marcella

30 dipinti per raccontare il percorso artistico di un uomo che ha saputo coniugare la passione per la scienza con quella per l’arte facendo della cultura del “bello” una filosofia di vita da coltivare e disseminare per le generazioni a venire prima ancora che per se stesso. Quest’uomo è Guido Sacerdoti e i 30 lavori prodotti tra la fine degli anni ’50 e il 2013 sono quelli della mostra “La pittura come vita” che la Fondazione Valenzi ha voluto per celebrare il talento di una delle figure più care alla Napoli intellettuale, venuta a mancare alla fine del luglio scorso per un male incurabile.

Medico e professore universitario, pittore, scrittore, ma anche musicista, persona colta in generale e pure podista. Guido Sacerdoti era tutto questo e molto altro ancora. Lungi dall’immagine dell’artista “maledetto” tanto cara a una certa iconografia romantica, Guido Sacerdoti era un artista vero senza rinunciare ad essere una persona perbene e gentile, schiva e allo stesso tempo estroversa, che sapeva bilanciare le sue tante anime. Una passione per la scienza su tutte, fino a farne una professione diventando medico. E poi la pittura, l’altra grande passione, stavolta ereditata dallo zio Carlo Levi, maestro di vita, oltre che di parole e di colori.

I colori dell’inquietudine

I suoi quadri sono dominati da una tensione espressionista con accenti surrealisti. Le sue pennellate, sinuose e vibranti, rimandano ai colori accesi del mare e del sole. Quelli della sua Napoli, certo. Ma anche quelli del suo buen retiro estivo sulle colline che sovrastano Alassio, dove creava scenari sensuali e onirici che diventavano spesso lo sfondo ideale per i suoi ritratti “psicoanalitici”.

Sacerdoti sapeva cogliere infatti l’inquietudine dei personaggi che ritraeva. Non per nulla dalle sue mani sono usciti ritratti calzanti degli amici intellettuali come Alberto Abruzzese, Beniamino Placido, Lucia Valenzi, Paolo Macry, ma anche il turbamento adolescenziale dei figli, Arianna e Carlo o l’interiorità dei genitori, della sorella Paola, del cugino Stefano Levi Della Torre, della compagna di una vita, Marcella. E lo sfondo era più di un semplice riempimento. Ritratti e paesaggi erano per lui due facce della stessa medaglia che potevano arrivare a fondersi e con-fondersi come nell’onirico e mesto In morte di Carlo Levi (1975).

L’uomo oltre l’artista

Con Sacerdoti non è scomparso, però, soltanto un medico, un pittore o più in generale un artista, ma una figura di spicco dell’intera Napoli. La sua morte arrivata per molti come un fulmine a ciel sereno nel luglio dell’anno scorso, ha segnato in maniera indelebile l’animo di una città e dei suoi abitanti, tanto di chi lo ha conosciuto e stimato, come amici, colleghi, pazienti, la comunità ebraica – era stato, infatti, il primo bambino ebreo nato nella metropoli partenopea dopo la guerra – quanto di chi ha avuto solo il piacere di incrociarlo in particolare per le vie del Vomero, il quartiere nel quale abitava e per cui si spendeva in prima persona combattendo le sue battaglie a salvaguardia delle (poche) oasi di verde e di cultura rimaste.

La mostra

L’esposizione di opere di Guido Sacerdoti “La pittura come vita”, allestita nelle sale della Fondazione Valenzi, resterà aperta fino al 24 Maggio per rendere omaggio al talento di un artista (e di un uomo) a quasi un anno dalla scomparsa.

All’inaugurazione che si è svolta l’8 maggio scorso hanno partecipato, tra gli altri, la Presidente della Fondazione Lucia Valenzi, l’immunologo Bartolo Cassaglia, il presidente dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza Guido D’Agostino, il pittore Stefano Levi Della Torre, lo storico Aurelio Musi, la scrittrice Miriam Rebhun e il dirigente medico Pio Russo Krauss il cui primo pensiero è stato per la famiglia Sacerdoti, la moglie Marcella Marmo e i figli Arianna e Carlo, che si è fatta promotrice dell’iniziativa, in collaborazione con la Fondazione Valenzi e con il patrocinio della Comunità Ebraica di Napoli, dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza e della Fondazione Carlo Levi.

“Siamo felici – dichiarano Lucia e Marco Valenzi – che la famiglia abbia scelto di ricordare Guido e di esporre le sue opere nella nostra sede. Quando abbiamo inaugurato nel Maschio Angioino la mostra della Collezione di nostro padre, ci aveva lasciato drammaticamente da pochi giorni. Abbiamo subito pensato di rendergli omaggio, inserendo all’interno dell’esposizione i due ritratti che generosamente ci aveva dipinto e ci aveva regalato quando eravamo giovani. Ma non si è trattato tanto di un semplice ricordo di un carissimo amico quanto del desiderio di far conoscere la qualità della sua pittura, la sua mano sicura da professionista, anche se ha preferito vivere la sua attività artistica in una dimensione soprattutto privata”.
“Per queste giornate di ricordo fitte dei quadri di Guido e altri aspetti creativi della sua vita – dichiara Marcella Marmo – sono lieta di proporre ‘la libertà di amare e di apprendere’, parole che mi sono rimaste nel pensiero da Cronaca dell’alba di Ramòn Sender, una frase mascotte dei nostri anni sessanta.
Con Arianna e Carlo, ringrazio quanti amici ci hanno incoraggiato e aiutato a mostrare questi quadri e quanti incontreremo per un ricordo corale significativo di affetti e valori vitali. Memore sempre della vera amicizia che ha legato Guido a Maurizio, Lucia e Marco Valenzi, dico a questi la mia gratitudine per la preziosa ospitalità”.

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Guido Sacerdoti – La pittura come vita
Napoli, 8 – 24 maggio 2014
FONDAZIONE VALENZI
Via Cosenz 13
081 6580648
info@fondazionevalenzi.it
www.fondazionevalenzi.it

La mostra sarà visitabile dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 18.00.
Per maggiori dettagli ed eventuali visite guidate
marcellamarmo@libero.it – tel. 349 6058416 – 393 9548327
ariannasacerdoti@libero.it tel. 347 0061721
carlosacerdoti@yahoo.it tel. 327 6165964

Catalogo a cura di Paparo Edizioni.

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