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Dal dipinto alla mente: la scienza del comportamento nascosta dentro i quadri

La mente dipinta, copertina del libro di Alfonso TroisiSi può parlare di scienza del comportamento anche a partire da un quadro. Di solito avviene l’opposto: si decide l’argomento, lo si sviluppa e se si è grandi conoscitori del mondo dell’arte o si è un po’ esperti con le ricerche online si riesce ad associare l’immagine dell’opera d’arte più adatta a illustrare il concetto. Qualcuno ha provato a parlare di scienza della mente andando a sondare quel che accade nel cervello mentre si guarda un dipinto. Ma da qui a fare inferenze su quel che la mente prova davvero davanti a un capolavoro ancora ce ne vuole.

Lo psichiatra Alfonso Troisi ha provato però ad andare oltre i soliti schemi dell’arte illustrativa e le fredde immagini ricostruite dagli strumenti di imaging cerebrali, lasciando fluire liberamente i pensieri davanti ai dipinti. Ne è nato un libro, “La mente dipinta” (Fioriti Edizioni, 2013), che parla di scienza del comportamento, ma in cui i veri protagonisti  sono i quadri. «Per ciascun capitolo, è il quadro che ha ispirato la scelta dell’argomento da trattare e non viceversa. È quello che mi capita visitando le pinacoteche o sfogliando i libri d’arte. Vedo un quadro con un certo soggetto, mi emoziono e mi ci immergo seguendo il sentiero dell’estetica – spiega Troisi -. Allo stesso tempo però, quello che so di biologia, di etologia, di psicologia, di medicina, di psichiatria comincia a muoversi nella mia mente, facendomi notare dei contenuti del quadro che stanno lì appisolati ma pronti, se uno lo vuole, a svegliarsi e a tenere una lezione di scienza del comportamento. In questo libro, ho trascritto queste lezioni per come è riuscito a sentirle il mio orecchio di evoluzionista. Sì, perché l’asse portante di ogni capitolo è la visione evoluzionistica del comportamento umano.»

Beh, insomma, si può dire che ho trovato la mia anima gemella, intellettualmente parlando. Di arte, etologia e poi studio del comportamento umano avevamo discusso qualche giorno fa nell’intervista-presentazione di Chimicare.org. E già avevo sottolineato che in fondo anche i percorsi di studio e lavoro non lineari o le passioni che sembrano correre su binari paralleli, alla fine non sono sempre segni di incoerenza o di volubilità come spesso si pensa, ma parte di uno stesso discorso che poi è la nostra vita. Noi siamo la somma di tutto ciò che siamo e siamo stati. E questo determina cosa saremo domani. Sono certa che La mente dipinta chiarirà ancora meglio delle mie parole lo stesso concetto. Si può amare l’arte, decidere di diventare medico poi psichiatra e infine occuparsi di evoluzione del comportamento dall’animale all’uomo. E quindi scoprire che tutto torna, che è tutto parte di un disegno armonico, davanti a un quadro.

Per i curiosi, le opere che hanno ispirato i temi di cui parla Troisi in questo libro sono: Sorpresa! (1891) di Henri Rousseau, Danae (1907-1908) di Gustav Klimt, Camera a New York (1932) di Edward Hopper, Vampiro (1895) di Edvard Munch, Il Duca d’Orléans mostra la sua amante (1825-1826) di Eugène Delacroix, Ulisse deride Polifemo (1829) di Joseph Mallord William Turner, Democrito (1630) di Johannes Moreelse (che compare anche come immagine di copertina), Il massaggio (1883) di Edouard Debat-Ponsan, Il dottore (1891) di Sir Luke Fildes, Don Sebastiàn de Morra (1645) di Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez, e La monomane dell’invidia (1819-1820) di Théodore Géricault. Come vedete soggetti, stili e Autori assai diversi tra loro, accomunati però dalla capacità di ispirare qualcosa al nostro psichiatra. Per capire cosa possono dirci questi capolavori delle scienze del comportamento non ci resta che leggerlo. Lo aggiungiamo volentieri alla nostra libreria.

La mente dipinta
La scienza del comportamento nascosta nei capolavori della pittura
di Alfonso Troisi
(Fioriti Edizioni, 2013)

3 risposte a Dal dipinto alla mente: la scienza del comportamento nascosta dentro i quadri

  • Paolo Pascucci scrive:

    Come spesso avviene, è possibile studiare anche la personalità del critico, oltre quella dell’autore e dell’osservatore, in una specie di continuo gioco al rimbalzo. Così il critico mette anche i suoi desideri nel dipinto e dove l’interpretazione è ambigua (perchè spesso lo è) decide per ciò che lui sente, che può non essere ciò che ha sentito il pittore. Tu parli spesso della passione che avvolge interessi, lavoro e studio come “parte di uno stesso discorso”. Niente di più vero. Ma cosa spinge l’artista a dipingere, a preferire quella tecnica a un’altra e quel tema invece di quell’altro? Cosa spinge a rivolgersi all’arte o a qualsiasi altro strumento di “emersione”? Ci sono la nostra personalità, i nostri desideri, le nostre aspettative dietro ogni singolo atto del nostro agire, dal colpo di pennello dell’artista al colpo di frusta dell’aiuto cuoco? Con queste domande in mente mi accingo ad aspettarmi alcune rivelazioni anche sull’autore del libro, perchè come ognuno che parla di una cosa così effimera come l’arte sa, discutere di arte è farsi una specie di seduta psicoanalitica.

    • Mi sto informando per parlare direttamente col dottor Troisi, così magari lo chiediamo a lui cosa l’ha spinto ha scrivere un libro che percorre il cammino arte-psicologia in senso inverso rispetto al solito 🙂

    • Devo chiedergli anche quali di questi dipinti lo ha emozionato di più. Se ce n’è qualche altro che avrebbe voluto inserire e il motivo per cui in copertina c’è “Democrito” (se lo ha scelto lui)

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