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Art of Science: quando le immagini della scienza diventano arte

Art-of-science-VI-Princeton-2013_separazione-cromatograficaLa scienza si fa bella in quel di Princeton. I selezionatissimi studenti (ma anche laureati, dottorandi e professori) di ventiquattro diversi dipartimenti scientifici dell’ateneo sono stati chiamati a tirar fuori dai cassetti le immagini prodotte nel corso dei loro esperimenti e a valutarle per il valore estetico più che per quello puramente scientifico del lavoro che c’è stato dietro.

L’obiettivo? Farle partecipare alla sesta edizione di Art of Science, una mostra che eleva la ricerca a oggetto d’arte, con tanto di contest – siamo pur sempre in una università americana: la competizione è pane quotidiano – per eleggere il soggetto migliore.

Ce l’avranno fatta i cervelloni di Princeton a guardare oltre le immagini viste negli oculari dei loro microscopio o catturate dai loro strumenti?

A giudicare dalle quaranta immagini selezionate per la mostra si direbbe proprio di sì. Ci sono minuscole trame cellulari, fotografate e ingrandite al punto da sembrare complessi e fascinosi pattern astratti. C’è il comportamento dei liquidi in tutta la dinamica plasticità delle gocce fotografate nel momento del passaggio attraverso questo o quel reagente e bloccate nell’istante esatto in cui danno vita a volute di rara suggestione. E ci sono cortecce cerebrali, forme di vitamine, elettricità e neuroni.

I vincitori

La giuria tecnica, dopo aver vagliato e scremato circa 170 partecipanti per tirar fuori questi 40 scatti, ha dovuto fare uno sforzo non indifferente per decretare i tre migliori in assoluto. Alla fine però il verdetto è arrivato. A trionfare è il render con cui Martin Jucker ha reso il flusso delle correnti d’aria attorno alla Terra che nella sua valenza estetica assume la forma di un solido dalle forme morbide e seducenti; sul secondo gradino del podio salgono le strutture cellulari di Michael Kosk; mentre su quello più basso il progetto di infografica con cui Paul Csogi e Chris Cane hanno visualizzato in forma estetica la rete di comunicazione interna all’università.

Nettamente differenti i risultati maturati a seguito della consultazione popolare lanciata attraverso la rete. Ma si sa, l’estetica non è scienza esatta basata su dati oggettivi, ma sui capricci della percezione e dell’elaborazione soggettiva.

Degne di nota sono anche le astrazioni luminose del dipartimento di biologia molecolare, scovate frugando nel regno delle meduse e dei batteri, le gocce optical di Howard A. Stone e Jason Wexler. Ma a sfogliare i 40 mirabilissimi scatti qualcosa che ci piace ancora di più lo troviamo di sicuro tutti.
Ecco il link per vedere i partecipanti e i sei vincitori (tre della giuria e tre degli internauti). Qui sotto invece una mia selezione personale.

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